25 giugno 2006

Altra pausa, altro regalo!


E via, per quel di Rustigazzo... Per un po' non sentirete parlare di me, mi ritiro per una decina di giorni sui colli Piacentini a vangare, zappare e mangiare salumi... Ci si rilegge fra un paio di settimane!!! Nel frattempo, potete godervi gli arretrati di NonnAbelarda o abbandonarmi per un po'... Se promettete di tornare a scoprire dove mi portano i neuroni, il momentaneo abbandono non si farà sentire...
Buona vita a tutti e a presto!!!
MaEstroBuitre
(Ciao Amore, la nostra vita va avanti, anche se staremo lontani per qualche giorno... A presto!)

22 giugno 2006

NORVEGIA. Quarto Movimento. Finale- Balestrand, con brio.


Una chiesa in legno, con il soffitto a forma di nave vikinga rovesciata, è l’unico vero intervento artistico dell’uomo, qui a Balestrand. Gli intarsi sul legno, il soffitto così tipicamente norvegese, l’effetto visivo che ti regala l’esterno di questa chiesetta, cercano di dare un senso d’importanza alla chiesa ma, per quanto la sua bellezza ci faccia innamorare, a tal punto da non renderci conto di consumarla di fotografie, la sua semplicità riesce a mettere in secondo piano gli evidenti sforzi umani di rendere importante questa specie di taverna di Gesù.
Amore, ci veniamo a sposare qui?” “Certo, piccola, unirci per sempre nella mia antica terra, sotto questa nave rovesciata, fra queste travi piene di storia, di sussurri epici, nell’unico posto dove sento qualcosa di vagamente mistico e silenziosamente religioso, è un’idea meravigliosa!”.
Un po’ di pioggia rende la passeggiata in questo angolo di Paradiso ancora più magica, immergendoci in un’atmosfera sospesa.
E, finalmente, riusciamo a farci una sacrosanta abbuffata di salmone, patate, rabarbaro sciolto in acqua calda… si, avete letto giusto, non è una stecca (l’ultimo movimento continua a procedere liscio come il mare dei fiordi), come dolce, dopo una succulenta zuppetta di pesce e un bel po’ di ottimo salmone, ci offrono un dolce che è, in realtà, un piatto di acqua calda con dentro del rabarbaro sfilacciato e sciolto. Storco il naso ma, al secondo cucchiaio, me ne innamoro.
Questo alberghetto è pieno di salette dove il silenzio è capace di avvolgerti e di rapirti il cuore come il canto di una sirena, per farti naufragare nella volontà di restare lì per sempre. Digerire la cena seduti su questi divani, che sembrano di antichi nobili pacifici, osservando il fiordo dalla grande vetrata, è capace di rendere questo orribile caffè meno imbevibile.
Il tempo stringe.
Il viaggio sta per concludersi.
La mattina mangiamo aringhe, gamberetti, carne, patate, pane, insalate cremose, sembriamo due troll affamati. Nemmeno tu, piccola, sembri accusare questa colazione, per niente simile al nostro latte e biscotti; mangiamo e mangeremmo per ore. Una bontà inspiegabile. Non provo a convincervi della delicatezza e della bontà dei nostri piatti, che continuavano a riempirsi a quell'ora del mattino, perché è solo da provare… E poi ancora mare, ancora fiordi, ancora treno.
La Flåmsbana è una lenta passeggiata sui binari di un trenino che impiega un’ora per percorrere trenta chilometri, ma lo spettacolo che ci offre è unico. Dai finestrini osserviamo pareti imponenti di roccia che pare addormentata da un tempo iniziato prima ancora del mondo, cascate, torrenti e ancora Norvegia. La vera Norvegia, quella interna, quella nascosta dal mare, quella così diversa, ma dall’identico sapore, dall’altra vera Norvegia, quella dei fiordi, quella del mare…
E a Myrdal, dove esistono solo neve e la stazione, prendiamo un gelato. E scopriamo improvvisamente chi può essere tanto in disaccordo con la sua sanità mentale da prendersi un gelato qui in mezzo alla neve. Io e te.
Torneremo presto, Norvegia.
E se non fosse presto, magari torneremo in tre, così potrai dire bentornato ad un nuovo vikingo.

18 giugno 2006

NORVEGIA. Terzo Movimento -Fjærlandsfjord, adagio cantabile.


"Imbàrcati e torna a scivolare, sopra questo pronipote dei nostri imponenti e veloci velieri, sul mare che fu, un tempo, il tuo mare. Questo mare incessantemente calmo dal quale partisti e al quale ritorni, ora, dopo non una sola vita, ma tante, troppe vite che si perdono nel passato più sfumato e sconosciuto che nessun pensiero possa mai catturare"... Il vento che si alza con la corsa dell'imbarcazione e che si placa, improvvisamente, ogni volta che ci fermiamo nei vari porti, fra questi imponenti e meravigliosi fiordi, mi dà il definitivo ben tornato. Il più forte ed importante di tutti. Si, sono tornato e la gioia che sento non è gioia, lo stupore non è stupore, la serenità non è serenità. Ogni cosa è amplificata in una vertigine di sensazioni piacevolmente ingestibili.
I monti si tuffano dal cielo, con le loro cime, fino a toccare il mare in uno spettacolo di staticità e d'imponenza; le acque tranquille ripropongono la loro intera immagine dando l'impressione di mondo reale sopra e mondo parallelo sotto, ma senza l'angoscia di sapere quale dei due sia il migliore. I gabbiani si avvicinano danzando curiosi e sicuri nell'aria, il cielo è realmente immenso, realmente azzurro. La grandiosità della natura ti fa sentire piccolo ma, allo stesso tempo, ti accoglie facendoti sentire parte del suo tutto e della sua grandezza.
Bøyabreen. Il ghiacciaio.
Ormai è estate, ma il cuore del ghiacciaio resiste eternamente al caldo, e sopportare la sua vicinanza provando solo un lieve fresco primaverile aggiunge stupore allo stupore. Ancora fiordi... ancora il cuore che batte mentre gli occhi si riempiono di immaggini che resteranno dentro di noi come un'ombra quotidianamente presente e rassicurante. La Symphonie Fantastique sta per concludersi ma, come ogni capolavoro, verrà riascoltata, regalando, per sempre, vibrazioni armoniche e mai dissonanti. Sfumiamo fra le inesistenti onde di questo specchio d'acqua che si fatica a chiamare mare, per la sua calma non apparente imparata nella sua unica antichità, e attendiamo che la breve corona sulla pausa termini, per attaccare con l'ultimo movimento...

14 giugno 2006

Breve Interludio


...oggi il mio amico brontolone compie dieci anni!!!
Auguri, Lothar!!!
E brontola un po' meno, se no cadiamo nella trappola della somiglianza tra cani e padroni... come dici? Ah, già... è troppo tardi!!!

12 giugno 2006

NORVEGIA. Secondo Movimento- Bergen, poco mosso con sentimento.


Un bimbo gioca con il papà; striscia, come un piccolo predatore, sotto i sedili del treno. E ne esce vivo e pulito. Il paesaggio, che muta in modo profondamente impercettibile, fuori da questa seconda classe di lusso e velluto verde, comincia ad entrarmi dentro con una violenza silenziosa ed indolore, ma sarà un'entrata irreversibile. Una comitiva di vecchietti sale sul nostro salottino che scivola sulle rotaie. Alle prime battute, vedendomi sorridere, mi prendono, senza faticare troppo in indugi, per uno di loro (un norvegese, intendo. Mica un vecchietto...); è superfluo dirlo, ma non sono i primi né saranno gli ultimi a rafforzare il mio grido interiore di "ben ri-tornato a casa!". E il quadro che scivola sui vetri sigillati del treno, continua imperturbabile la sua metamorfosi.
"Guarda, amore, chissà chi può essere tanto in disaccordo con la sua sanità mentale da prendersi un gelato qui in mezzo alla neve! Questo paese è solo neve, neve, neve e la stazione del treno. E i gelati. Questi nordici sono un po' svitati, te l'ho già detto!". Poi la neve sfuma e si tramuta silenziosamente in una fila di alberi, in un lago, in un gregge, in un gruppo di casette di legno. Poi tutto si ferma. Quasi è un dispiacere, scendere da questa carrozza di marzapane.
Ed eccomi, con te, davanti al Bryggen, piccolo e umile tentativo dell'uomo di aiutare questa natura imponente, ma ancora non troppo, ad essere tanto magnifica. Un fila di case in legno con tetti esageratamente a punta, che sembrano vecchi compagni di giochi che si tengono sottobraccio mentre osservano il mare e noi due. Facciamo a gara a chi si muove per primo e, per una giusta decisione celeste, perdiamo noi ed andiamo a cena.
Si va a letto con il solito sole che non ne vuole sapere di andare a fare luce da un'altra parte.
Il mercato del pesce, fino alle otto di mattina, non inizia a vivere però dobbiamo lasciarci alle spalle le case-folletto del Bryggen. "Amore, ma riusciremo a mangiare i gamberetti freschi a colazione e un po' di salmone?".
Ciao, Bergen, il nostro stupore deve andare a vibrare ancora più velocemente fra i fiordi. Lasciaci partire, tanto lo sai, che non sarà facile dimenticarti. Anzi, è anche grazie a te che il nuovo sorriso verso il quale avevo dirottato i battiti del mio cuore, continui ad essere lo stesso di tanti post fa... Grazie, Bergen.

06 giugno 2006

NORVEGIA. Primo movimento- Oslo, ma non troppo.


Eravamo arrivati ad Oslo. Finalmente l'aereo aveva smesso la sua lotta contro la forza di gravità, come sempre perdendola. Prima o poi atterrare è una dignitosa ed inevitabile sconfitta. Una corriera ci portò in città. Una triste città. Poca natura, poca Norvegia.
Una città.
La via principale veniva misurata dai passi di poche persone, nonostante fosse un giorno di festa, per i norvegesi. Il mio viso era ovunque. Come una maschera in un bizzarro carnevale, mi guardava, poco sorridente, da ogni angolo, sopra centinaia di corpi, anch'essi poco diversi dal mio. Il mio sangue e la mia barba sono vikinghi, come lo erano i miei avi materni, ma quel giorno, in quella città poco Norvegia, per quanto i miei sosia si sforzassero di darmi un inquietante benvenuto (bentornato), non provavo ancora quella magica sensazione, legata a misteriosi richiami che, qualche giorno dopo, avrebbero risvegliato in me qualcosa di magicamente atavico.
Una città.
Per un attimo credemmo di capire cosa spinse Munch a dipingere i suoi "urli". Già, l'Urlo di Munch. Vederlo lì, davanti a noi, ci provocò un'emozione capace di staccarci dalla realtà e di farci provare un brivido. Finalmente potevamo finire di dare una sbirciatina a questa Oslo poco Norvegia, per poi cenare ai nostri orari europei (quei pazzi cenano alle cinque del pomeriggio!).
Andammo a letto con il sole che ancora illuminava il cielo; un cielo che non avrebbe mai ceduto il passo alla notte. Mi addormentai pensando a Munch. Ma non ebbi nessun incubo, nonostante la strana scelta del pensiero della buonanotte... Non sapevo che il giorno dopo, i nostri cuori, avrebbero iniziato a battere un ritmo differente, in un crescendo rossiniano che ci avrebbe portato fino all'esplosione finale. Che mi avrebbe fatto sentire tutta la potenza della natura nordica. La magia della mia terra.
Ma, questa, è un'altra storia.
O un altro post.

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