16 ottobre 2008

Quando ci voleva, per fare il mestiere...

...anche un po' di vocazione.
Oggi. Ore 07.42. Luogo: Stazione fs Genova Via Di Francia.
Scendo dal treno e mi avvio verso il mio studio. L'altoparlante della stazione lavora incurante di tutti questi passi ed annuncia (testuali parole): "Treno diretto delle ore zero e diretto alle ore zero arriva e parte attenzione! è vietato oltrepassare la linea gialla!".
Beh, c'è da dire che un tempo, quando a parlare erano persone vere e non si capiva mai un tonno benemerito -credo che la prova principale delll'esamino per essere presi fosse capacità di biascicare le parole e di parlare come quando si sogna di affogare- certe gioie alla mattina presto date da frasi sconnesse ce le potevamo sognare!




14 ottobre 2008

Maledetto MATRIX!!!

Per un simpatico disguido di questo porco mondo virtuale, il lunghissimo post di oggi è sparito nell'etere. Sarei già a casa dal mio amore da almeno mezzora.
Odio i pc. Odio internet. Fotte proprio un cazzo che siano utili. Andatevene a cagare! Io ho cliccato PUBBLICA POST. Sono stato dirottato da tutt'altra parte e del post di oggi nessuna traccia. Chissà che non riappaia magicamente a caso. E' impossibile. Ma anche se fosse non ritiro il mio forte, roboante, disperato VAFFANCULO!

10 ottobre 2008

...solo passaggi e passaggi...


Parola
stonò
Sguardo
si distrasse
Suono
non entrò
Mano
non colse
e
Mente
non comprese.
Passaggi
di
tempo...

09 ottobre 2008

Nuvole

"Vanno... Vengono... Ritornano..."
I bambini vedono in loro figure, in semplici forme scorgono personaggi e mondi incantati.
Sanno andare oltre, loro.
Sanno anche cogliere al volo le nuvole scure che velano gli sguardi delle persone, sanno osservare, loro.
E sanno come trasformarsi in Eolo e con un soffio delicato e deciso sono capaci di cacciarle via, lontano, e di far tornare il sole che illumina quegli sguardi tristi e soli.
Per questo, e solo per questo, vorrei tornare bambino; per essere capace di vedere quelle nuvole ancora prima che inizino ad oscurare troppo la luce dei tuoi occhi e che rumoreggino in cupi e lontani tuoni malinconci.
E saper soffiare.
Saper soffiare via ognuna di queste nuvole, anche la più insignificante ombra di vapore.
Per te, da oggi, riprendo i miei occhi di bambino.
"Vanno...
Vengono...
Ritornano...
e ci lasciano in bocca
una voglia di pioggia..."


07 ottobre 2008

Noli (ovvero: le disavventure di Sarachan)

"Quest'estate per il tuo compleanno pensavo di regalarti qualche giorno di vacanza a Noli serviti e riveriti, così ci facciamo un po' di mare e ci riposiamo!"
Grande idea! Grazie. Siamo partiti il ?? di luglio tutti felici (io di più, perché non avevo pagato niente...).
Arriviamo a Noli! Che posticino incantevole! Un borgo medievale rimasto quasi intatto (beh, si, quasi, qualche palazzo un po' più recente e qualche macchina posteggiata ci sono. E poi c'è l'asfalto sulla strada e il lungomare non credo sia lo stesso sul quale passeggiarono cinquecento anni orsono messere Ubaldo e madama Doressa...).
L'alberghetto è comodissimo e bello. La camera non è male e la cucina... mmmhh!! Che mangiate sfiziose di pesce e altro ben di Dio! Una vacanzina coi fiocchi! Un gran bel regalo di compleanno! Grazie amore...

Primo giorno in spiaggia

Sarachan: "Oh, che disdetta, ci sono i sassi... Speravo ci fosse la sabbia... Beh, poco male! Guarda che mare stupendo! E poi guarda: è pieno di gabbiani!!!".
Sarachan adora i gabbiani. In
Norvegia fece un servizio fotografico a due o tre gabbiani, che volavano vicino al traghetto, che conta quei tre-quattromila scatti...
Ma torniamo a Noli: eccoci lì, spaparanzati al sole a goderci il primo giorno di meritato riposo, quando un grido turba per un secondo la pace: Sarachan è stata beccata al polpaccio da un gabbiano il quale, dopo l'AHIA! della povera vittima, si allontana indifferente con un'espressione da "iononhofattonulla" zampettando via lentamente e di sbieco...

Proseguimento della vacanza. Eventi raccontati alla rinfusa con finale al posto giusto, però.

In mare ci sono le meduse. Sarachan si rovina così gli ultimi bagni dato che, e come biasimarla, ha il terrore di quelle gradevoli non-bestiole con quel simpatico vizio compagnone di essere terribilmente urticanti! (Ok, se ci sono è segno che il mare sia pulito. Ma a volte preferirei farmi una nuotata a Cornigliano, così stai tranquillo che di meduse non ne trovi. Esci verde e con un terzo occhio sotto un'ascella, ma questa è un'altra faccenda...).

A Noli c'è un castello. E' raggiungibile (dice il cartello all'inizio della camminata) tramite due strade:
  • Una strada moderna, comoda, asfaltata e veloce.
  • Una bella passeggiata in mezzo alla natura (leggi: un sentierino largo 35 cm e lungo 8 km che ha il buon gusto, di tanto in tanto, di sparire inghiottito da rovi, cespugli di piante marziane e semoventi. Almeno non c'è di rumenta*, questo è vero).
Ovviamente optiamo per la passeggiatina nella natura... Alla fine della cavalcata durata il triplo del tempo che avremmo creduto noi (poveri illusi) scopro tre cose:
  1. La mia dolce metà non ha più un paio di gambe ma due collezioni di tagli, graffi e punturine di insetti che non esistono altrove.
  2. La mia dolce metà è una Giovane Marmotta provetta (e chi se l'aspettava? Bello, mi piace!)
  3. Non esiste nessun'altra strada (cazzo han scritto giù!?) e ci toccherà ritornare sui nostri passi.
La sera proviamo a seguire, dal punto di partenza, l'altra possibile via. Questa via porta ad un cimitero.
Poi porta anche al castello in poco più di cinque minuti, ma dal lato esterno, che non si collega con quello interno dove eravamo giunti qualche ora prima, e devi scavalcare un posteggio per auto con tanto di sbarra e cancello... Mettere i cartelli con indicazioni turistiche a Noli credo che sia il secondo lavoro dello zio di Frodo, che fa quando è ubriaco e ha molta, ma molta voglia di scherzare!

L'ultimo giorno in spiaggia Sarachan si ferisce ad un piede; un taglietto piccolino, in realtà, ma provocato da una punta di ferro arrugginita lunga trenta centimetri. Medichiamo il piedino e tutto torna alla normalità.

Sarachan trova un centesimo fra le onde che si allungano stanche sulla spiaggia. Beh, lo consideriamo un indennizzo da parte della natura di Noli per averci inflitto cotante pene.

Torniamo all'albergo per saldare il conto e tornarcene a casa. Tutto come da programma. Eccezion fatta per le tre bottiglie d'acqua che ci siamo presi le varie sere e che ci hanno salvato da morte certa per disidratazione dovuta dal caldo bestia che c'era la notte. Tenetevi forte: 21 euro. Ebbene si! Una bottiglia d'acqua naturale, da un litro, costa sette euro. Sticazzi (...e passatemi l'esclamazione. Grazie.).
Dopo questa il centesimo ricevuto da Madre Natura Di Noli è diventato ancora più piccolino ed ossidato.

In realtà sono stati quattro giorni magnifici, il posto ci è piaciuto veramente tanto e ci siamo riposati e divertiti un sacco, anzi, saremmo rimasti volentieri ancora un po', magari comprandoci l'acqua al DìPerDì, ecco, ma per il resto ci siamo trovati benissimo. Solo che il massacro ai danni della mia dolce metà (anche quello economico delle bottiglie, oh!, il regalo era l'albergo tutto compreso...) è stato così metodico nella sua quotidianità e nella sua bizzarria da meritarsi il posto da protagonista nel post dedicato ad un parte delle nostre vacanze estive.

*rumenta: immondizia - spazzatura.

    02 ottobre 2008

    Quel libro pasticciato...

    S. era un bambino che sapeva stare bene da solo.
    Certo gli piaceva la compagnia degli altri bambini e non aveva grossi problemi a rapportarsi con gli altri, ma la sua indole riflessiva e la sua capacità di vedere il mondo con colori diversi, gli permettevano di passare ore in casa, da solo con la sua mamma, senza annoiarsi mai. Sapeva divertirsi, sapeva giocare e sognare come il personaggio di una magica fiaba senza tempo.
    Ma quando vedeva che la sua mamma tirava fuori il libro grosso e giallo dal quinto cassetto della credenza, le sue magiche giornate prendevano una piega ben diversa dal solito... L'andamento dei minuti assumeva un moto ondulatorio totalmente in balia dei profumi, dei colori, dei gusti. E della punta della sua penna preferita...
    Il libro giallo della sua mamma era bellissimo! Non aveva una copertina, era come un enorme mattone di fogli, tenuti assieme per uno strano miracolo della natura, pieni di segnetti neri che solo la sua mamma sapeva decifrare e che per lui erano incomprensibili formule magiche. E, intorno a quelle formule magiche, vi erano infiniti spazi giallini di carta non scritta, su cui poter lasciare il proprio contributo. Levava il cappuccio alla sua penna preferita ed iniziava a creare strade infinite d'inchiostro blu che costeggiavano quelle misteriose parole che aiutavano la sua mamma a fare quelle magie...
    Arrivava il momento dei grossi sacchi con dentro quelle sostanze bianche. Sapeva che una era buona, l'altra no. Una dolcissima, l'altra sapeva quasi di polvere, impastava la lingua; e non sapeva ancora distinguere quale dei due sacchi contenesse l'ingrediente buono.
    Ma sapeva osservare.
    Aveva capito che l'ingrediente buono, quello dolcissimo, veniva usato dalla mamma dopo l'altro.
    Aspettava attento come un felino e, appena la sua mamma metteva il contenuto del secondo ingrediente su quello strano aggeggio di ferro che dondolava un po', finche non veniva sistemata la giusta quantità degli ingredienti sopra il suo piatto su cui ci si poteva specchiare, S. allungava una mano e ne rubava un pizzico, portandolo alla bocca ed assaporandone lentamente, per un tempo infinito che solo i bambini sanno creare, il suo sapore meravigliosamente dolce. Poi tornava a costeggiare le formule magiche del libro sulle strade che ancora dovevano essere create dalla sua penna, senza però distrarsi troppo dai gesti della sua mamma.
    La osservava mentre, con una forza incredibile per lui, giocava con tutte quelle polveri, nelle quali infilava altre strane pozioni magiche, e che trasformava, poco alla volta, un gesto magico dopo l'altro, in un'unica nuova cosa, tutta gialla, quasi come il magico libro, e i profumi iniziavano piano piano ad avere la parte da protagonista nel susseguirsi degli attimi infiniti. Fremeva nell'attesa di sentire la voce della sua mamma che gli chiedesse: "S., vuoi aiutarmi?". Lui aspettava... aspettava... E, immancabilmente, la sua mamma strappava un po' di quella gigantesca cosa gialla e morbida, gliela porgeva e gli chiedeva: "S., vuoi aiutarmi?".
    S. non aspettava altro! Impugnava quella roba gialla e, diligentemente, con un atteggiamente di religioso rispetto e profonda attenzione in ciò che faceva, iniziava a creare tante lunghe striscioline sottili sotili, come gli aveva insegnato la sua magica mamma che, nel frattempo, stendeva con formidabili e precisi pugni il resto dell'impasto in un piatto strano, rotondissimo ed enorme!
    Le sue striscioline erano tutte pronte. Poteva tornare a creare strade che sapessero guidare la realtà nel mondo incantato che esisteva nel Grande Libro Giallo. La mamma ricopriva tutto l'impasto con della marmellata che S. non mancava mai di rubare, furtivo come un topolino, sporcandosi la punta di un dito e gustandola di nascosto. Poi era il turno delle sue meravigliose striscioline lunghe lunghe: la mamma le sollevava con una cura incredibile e le adagiava sulla marmellata, per non farla scappare! Si, perché, di lì a poco, sarebbe finita dritta dritta in forno. E a nessuno piacerebbe finire nel forno! Nemmeno alla marmellata!
    Ancora oggi, da dietro la sua folta barba, S. apre il quinto cassetto della credenza, nella cucina della sua mamma, prende il Grande Libro Giallo e ripercorre quelle strade antiche e magiche che lo riportano in quel mondo dai colori diversi, più splendenti, più stupefacenti.
    Magici.
    E si lascia andare ad un piccolo peccato di gola gustandosi, in un ritrovato susseguirsi di infiniti attimi, una fetta della magica crostata della sua mamma.

    30 settembre 2008

    Facebook (...e ritorno)

    Una mia cara amica mi invia una mail... Una solita catenazza di "Santana Antonio", credo... Invece no! Mi invita a vedere alcune sue foto su di un sito con tanto di (ovvio) link presente nella mail. Beh, clicco! E mi dicono: "Se vuoi vedere le foto di F. A. devi scrivere il tuo vero nome". Io, ingenuo, penso che sia una specie di filtro di sicurezza per fare sì che F. A. sia sicura che le foto le possano vedere solo le persone che vuole lei. E invece, miei cari amici (a proposito, come state? Io bene, un sacco di novità che vi racconterò nei prossimi post perché è giunto il momento di tornare ad occuparmi del bloggorticello in modo un po' più attivo, ho una reale malinconia per questi minuti giornalieri dedicati al cazzeggio travestito da altro...) ...e invece, dicevo, mi ritrovo con un account bell'e fatto ed un mio loculo nella rete per zombie in questo nuovo luogo di perdizione che è Facebook. Qualora non ci siate ancora cascati tenetevi amabilmente alla larga da questa zozzeria. Di seguito elencherò punti positivi e punti negativi dell'amico Facebook e poi, per oggi, basta così. Pronti via:
    Punti Positivi:
    • Ritrovi gente sparita da ormai tanto di quel tempo dalla tua vita che, ormai, credevi fossero frutto della tua immaginazione.
    • Vedi foto buffe di amici buffi e di momenti buffi, magari anche con te dentro, che altrimenti non avresti visto. Ma sinceramente campavi benissimo pure prima.
    Punti Negativi:
    • Il template è inguardabile ed indigesto pure per chi abbia un senso estetico ridotto alla fanghiglia post-partita di calcio in un giorno di diluvio universale al Ferraris di Genova.
    • Non ti è permesso cambiarlo (il template).
    • Ogni minima cosa che fai viene sbandierata ai quattro venti (ora S. ha fatto... Oggi S. è diventato amico di... Alle ore tali S. ha commentato la foto di...).
    • Se mandi un messaggino privato a qualcuno lo autorizzi a saperere i cazzi tuoi (scusate l'eufemismo...) per un mese intero. Facile, tu non scrivi nulla ed è fatta. Ma prima o dopo ci sta che ti scordi.
    • Il sito è stracolmo di gente ed essendo fatto pure abbastanza male risulta talmente lento che, se sei connesso su Facebook, il tuo pc fatica ad aprire anche un programmino scarno e leggero come il piccolo "Blocco note".
    • Alla fine, di persone che non vedevo/sentivo veramente più, ne ho ritrovate giusto 2. Su 19 amici che ho maturato da quando sono stato preso alla ragna da Facebook... Il che significa che tutti gli altri potrei vederli e/o sentirli dal vivo quando e come voglio. Così si rischia di allontanarsi ancora di più, almeno per quello che è la vita vera, che mi piace viverla di più che quella sintetico-elettronico-"matrixiana" (e ne sa qualcosa chi mi ha visto latitare da Nonnabelarda per un tempo indecente, con tutto che su un blog ti fai decisamente di più i fattacci tuoi, ti arredi come più ti piace e ti gestisci come credi... Più o meno, ma questo è un altro discorso...).
    • La cosa mi sa tanto di facile e veloce archivio di minchioni che già non bastava la schiavitù (e la rintracciabilità totale) dei telefoni cellulari, l'appiattimento intellettuale con malainformazione e gli spettacoli di dubbio gusto "mariadefilippiani" (che tant'è sento sull'autobus che continuano ad essere seguitissimi) e tutto ciò per cui m'indigno quotidianamente. No! Ora ci hanno pure creato un asilo dove poterci schedare senza dare troppo nell'occhio, convincendoci che il lupo sia in realtà la nonna.
    ...sono un po' paranoico, lo so, e il discorso potrebbe diventare infinito. Ma, come sempre, mi piace diffidare un po' per poter ancora pensare. Male? Bene? Chi lo sa... Ma, almeno, lo faccio ancora con la mia testa.
    E domani cancellerò il mio account da Facebook, salutando prima gli amici ritrovati.
    Quelli raggiungibili li chiamerò per telefono.
    Mi pare una buona idea.
    Saluto e, questa volta, a presto!